Fagioli si racconta a Sportweek: scommettere non è gufare, e la differenza è tutta nel karma

Fagioli si racconta a Sportweek tra squalifica, ritorno e ping pong. Noi ne approfittiamo per spiegare perché scommettere non è gufare.

Redazione Fantagufata
Il gufo mascotte di FantaGufata con una maglia viola tiene una racchetta da ping pong davanti a un tavolo verde, con un cornetto rosso portafortuna accanto.

Nicolò Fagioli, in un'intervista a Sportweek, il magazine de La Gazzetta dello Sport, ripercorre i mesi più bui: l'autodenuncia, la squalifica, il ritorno in campo e la Nazionale riconquistata. Noi di FantaGufata l'abbiamo letta con la lente d'ingrandimento e la matita rossa, ma senza il ditino alzato. Il moralismo lo lasciamo a chi non ha mai sbagliato un rito.

Le pulci: l'intervista letta in controluce

Cominciamo dalle perle. Alla domanda "Ci togliamo subito il pensiero?" la risposta è un secco "Sì". Un monosillabo con più sottintesi di un derby a porte chiuse. Quando gli chiedono quanti numeri ha cancellato dalla rubrica durante la squalifica, risponde: "Parecchi". Un campionario di anatemi privati, senza nemmeno la cortesia dei nomi.

Poi c'è la filosofia da spogliatoio: "ogni anno che passa è un anno in più". Impossibile smentirlo, nemmeno con la peggiore delle gufate.

Il capolavoro è però il campo di battaglia reale: il ping pong. Mastantuono, dice Fagioli, ha un solo difetto, cioè è "un po' scarso a ping-pong", e aggiunge che "sono pochi quelli migliori di me con la racchetta". Una dichiarazione che a Firenze è una sfida aperta al destino. Ne prendiamo nota: chi si vanta così prima o poi incontra un avversario con il rovescio benedetto dagli dèi.

Scommessa e gufata: due mondi che non si toccano

Fagioli, come riporta la Gazzetta, racconta di aver capito con sei mesi di anticipo che sarebbe stato squalificato e di aver continuato a giocare, con Allegri che prima di ogni partita gli chiedeva "Te la senti?". Dice anche che in quel periodo "non avevo paura di niente". Parla di ludopatia, di noia, di tempo libero che "prende il sopravvento". E qui serve una distinzione, perché sul web si fa un gran minestrone.

La scommessa

  • È una puntata: c'è di mezzo un conto, un rischio concreto, un guadagno o una perdita.

  • Può diventare una dipendenza, e lì non si scherza. Lo ha raccontato lui stesso, e meno battute si fanno meglio è.

  • Per un calciatore va contro regole scritte, e la squalifica è la conseguenza.

La gufata

  • È un rito: nessuno incassa, nessuno vince, si invoca soltanto la sfortuna altrui.

  • È collettiva e dichiarata: la si fa in curva, al bar, sul divano, urlando al televisore.

  • È impotente per definizione. Il gufatore non sa niente, non decide niente, spera e basta. Se il pallone finisce sul palo, è l'universo che ha ascoltato !

In sintesi: chi scommette cerca di pagare il futuro a proprio vantaggio, chi gufa lo supplica con un cornetto in tasca. E soprattutto, la gufata non ha mai fatto saltare nessuna carriera, al massimo qualche cena di famiglia.

Il Tribunale delle Curve: Vanoli, il disincanto e il bisogno di sentirsi importante

La parte che ci piace di più è quella su Vanoli. Fagioli ricorda l'accoglienza dell'allenatore: "Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?". Risultato: il primo mese in panchina, poi il lavoro, poi il posto da regista. Una gufata benevola in piena regola, un anatema motivazionale che ha funzionato meglio di cento amuleti.

Alla Fiorentina, invece, il giudizio è severo. Alla domanda se la squadra sia troppo "carina, bellina", insomma tutta "ina", il centrocampista risponde che c'è la possibilità di diventare "oni". Il tifoso viola, che di riti ne ha visti passare parecchi, brinda con riserva. La sua frase finale va letta con rispetto e con un filo di sale: "Non ho fatto male a nessuno se non a me stesso". È una convinzione sua, e non spetta a noi processarla. Possiamo solo dire che nel calcio, come nella gufata, quasi niente resta mai davvero privato.

Le Pagelle dell'Occulto

  • Il Druido del Match: Vanoli, voto 8. Con una frase ha smosso un centrocampista. Nessun cornetto, solo parole giuste al momento giusto.

  • Il Portatore di Sventura: la noia, voto 3. Lo dice Fagioli stesso: tempo libero, pensieri e guai. Oggi in campo fino alle quattro del pomeriggio, e il karma ringrazia.

  • Il Maledetto: Mastantuono, voto 5. Un talento che viene dal Real Madrid e viene battuto a ping pong ogni volta. Contrappasso calcistico da manuale.

Il prossimo rito è sul tavolo (da ping pong)

La lezione che ci portiamo a casa è semplice. Si può sbagliare, si può risalire, si può trovare nell'inat serbo di Djokovic la forza per non mollare. E si può continuare a credere che il pallone abbia un'anima che si governa con la scaramanzia, non con la puntata.

Se volete sfogare le vostre passioni nel modo più sano e stravagante, venite su FantaGufata.it: controllate le classifiche, scegliete il bersaglio, preparate i vostri riti. Fagioli ha il ping pong, voi avete la gufata. E noi, come sempre, restiamo a guardare chi ha il rovescio più maledetto.

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